AL MAESTRO MARIO GHIONE

Ricordo del Prof. Mario Ghione

Difficile ricordare senza commuoversi chi ti è stato Maestro con la semplicità che solo i grandi sono in grado di esprimere.

Ebbene Mario Ghione ci ha lasciato a 99 anni pochi giorni fa, non era solo il Prof. di Microbiologia, l’illustre parassitologo di rilevanza internazionale ma era prima di tutto un uomo che amava il confronto come strumento di crescita culturale e scientifica, anche per se stesso nonostante non ne avesse bisogno.

Ho avuto la fortuna di frequentarlo per anni da interno all’Istituto di Microbiologia di Milano dove approdai grazie all’amicizia tra il Prof. Ghione e il Prof. Magliano, altro mio maestro. Eravamo un gruppetto di giovani (io il più vecchio) che eravamo a lui affidati.

Passavamo le nostre ore in sua presenza a fare esperimenti di ogni tipo e soprattutto a discutere, fino alle 8 di sera quando eravamo gli ultimi a lasciare e chiudere l’Istituto.

Non è stato mai organico alla nostra Associazione ma non ha mai mancato di sostenerla con i suoi contributi scientifici.

Potrei raccontare tanti aneddoti del Prof. Ghione ma io voglio ricordarlo come colui con cui potevamo ritrovarci a pranzo prima delle feste natalizie insieme alle nostre famiglie, la moglie la signora Giovanna grande donna, che purtroppo lo ha lasciato qualche mese prima. Quando ci incontravamo in queste occasioni era come se noi suoi allievi non ci fossimo, le Sue parole erano rivolte ai nostri figli grandi o piccoli che fossero, guardava avanti, ormai ci considerava vecchi e il suo impegno era sempre rivolto alla gioventù, unica risorsa in cui credeva.

Mancherà a tutti noi a cui non ha mai lesinato parole di stimolo anche nei momenti peggiori e ha sempre anteposto la scienza, la razionalità e l’umanità alla banalità e alla stupidità.

Pierangelo Clerici

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Mario Ghione: un ricordo doveroso e sentito

Ho e abbiamo conosciuto il professor Mario Ghione tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, quando, chi prima chi dopo, si frequentò la Scuola di Specializzazione in Microbiologia all’Università degli Studi Statale di Milano.

Ghione era nostro docente in ambito batteriologico e parassitologico.

Il professor Ghione era ligure (si presentava a noi alla prima lezione del suo Corso così: io sono Mario Ghione, sono ligure). Ci ha lasciato a 99 anni; a breve avrebbe raggiunto i cento.

In campo batteriologico deve le sue competenze in qualità di studioso delle resistenze batteriche ai farmaci, avendo a lungo lavorato in Farmitalia, con non pochi meriti.

Io personalmente lo ricordo inizialmente perché con lui tenni la mia tesi di laurea sulle infezioni da Campylobacter (mi fu co-relatore nella tesi “Inquadramento microbiologico del Campylobacter e aspetti clinici ed epidemiologici delle campylobacteriosi”). Da poco questo schizomicete era salito alla ribalta microbiologica nei nostri laboratori, ed io avevo avuto la fortuna di isolarlo in coltura tra i primi in Italia. Ghione mi aveva proposto una tesi sperimentale di ricerca. Quando me lo disse, abbozzai ma restai scioccato. Ci pensai sopra e andai a Milano per fare la mia contro proposta (allora lavoravo a Gorizia). Quando gli dissi che avevo già isolato alcuni ceppi di Campylobacter in soggetti con enterite acuta e avrei desiderato preparare una tesi su tale argomento, non esitò: si stupì e si inorgoglì. E accettò. La generosità la dimostrò invitandomi a pranzo per suggellare questo connubio, questa scelta (in fondo ne era entusiasta): ricordo ancora, si era dalle parti di San Babila, un bollito misto (carni e verdure eccezionali) in un ristorante “meneghino”. Non a caso poi pubblicammo insieme un paio di lavori scientifici su tale tematica e rammento che successivamente in più di un’occasione mi chiese di stilare alcuni articoli per le riviste che dirigeva (ero a Perugia, ormai). Così feci.

Si dimostrò indulgente, comprensivo, disponibile. Aveva anche lui ancora da imparare, mi fece capire, e glie ne fui grato. Fu una bella collaborazione: «Creda in lei, dottor Crotti», mi disse in almeno due o tre occasioni, «nei suoi dati, nelle sue osservazioni». Fu di grosso stimolo.

Era una persona aperta, colta, piacevolissima da ascoltare, e da cui si imparò non poco.

In ambito parassitologico lo ricordo e lo ricordiamo in particolar modo per le sue conoscenze legate alla sua professione di ricercatore, soprattutto nel campo dei protozoi. I suoi aneddoti al riguardo erano divertenti, arguti, quanto profondi e ad ampio raggio. Persona, ripeto, colta, attenta, aperta, stimolante. Simpaticissima la sua teoria su Trichomonas vaginalis. Questo protozoo flagellato alberga squisitamente soltanto le vie genitali del genere umano. Solitamente lo si cercava a livello cervico-vaginale nella donna e qui si pensava fosse la sua sede d’elezione. Ghione la vedeva diversamente. Secondo lui T. vaginalis aveva il suo habitat principale nell’apparato genitale maschile, e lì, asintomatico o paucisintomatico o misconosciuto, se ne stava acquattato in attesa del rapporto tra uomo e donna sì da potere colpire in maniera massiccia l’apparato sessuale femminile.

A parte questi bizzarre teorie (forse non troppo bizzarre) a Ghione ci si legò un po’ tutti. E quando nel 1991 creammo il Comitato per la Parassitologia lo coinvolgemmo attivamente nel comitato stesso come componente effettivo. Questo per il primo mandato in cui Egidio Rigoli era il Coordinatore ed io il Segretario, laddove già Francesco Bernieri e Annibale Raglio erano membri operativi fondamentali.

Il professor Ghione ci aiutò, ci stimò, ci regalò la sua amicizia (ci siamo con lui dati sempre peraltro del Lei), ci garantì di essere sulla strada giusta per implementare la qualità diagnostica in campo parassitologico nei laboratori analisi, quando, oggi come allora, tale branca era disciplina assai negletta o comunque bistrattata e mal conosciuta.

Poi, il tempo passò, Ghione andò in pensione, ci salutò, ci ringraziò, ma di tanto in tanto lo si sentiva, lo si cercava. Inevitabilmente però ci si perse di vista. Ma lo abbiamo non di rado ricordato in vari nostri Corsi formativi. E fu sempre cosa graditissima, vivace, doverosa.

Daniele Crotti & AMCLI – CoSP